Una pietra d’inciampo per Francesco Grasselli, albinetano che rifiutò di combattere per la Repubblica Sociale di Mussolini e morì in un ospedale da campo di Berlino

Si chiamava Francesco Grasselli, era nato a Montericco di Albinea nel 1910 e, dopo essere stato arrestato dai soldati tedeschi ed essersi rifiutato di tornare in Italia e combattere per la Repubblica Sociale Italiana (Repubblica di Salò), morì in un ospedale da campo a Berlino l’1 gennaio del 1944, all’età di 34 anni. Oggi la sua tomba si trova nel Cimitero italiano d’onore nella foresta di Zehlendorf, a Berlino.

Grasselli era quindi quello che oggi viene chiamato un IMI: Internati militari italiani.

Martedì 27 gennaio, alle ore 9.15, grazie alla collaborazione tra Comune, Anpi Albinea, scuola secondaria di primo grado “Ludovico Ariosto” di Albinea e Borzano e Istoreco, verrà deposta una pietra d’inciampo in sua memoria, all’incrocio tra via Oliveto e via Filippo Re, cioè di fronte alla strada che porta alla casa in cui aveva vissuto.

Alla posa sono invitati tutti i cittadini e saranno presenti, oltre alla sindaca Roberta Ibattici, agi rappresentati di Anpi e Istoreco, anche due classi due classi che hanno effettuato un percorso preparatorio con gli storici dell’istituto storico.

Oltre alla pietra sarà installato un leggio con la biografia di Francesco Grasselli e la sua tragica storia.

Le pietre d’inciampo sono piccole targhe in ottone a scopo commemorativo poste su un sanpie­trino, che viene posato alla memoria delle vittime della deportazione. Con l’installazione di ormai oltre 100.000 Pietre in centinaia di Comuni, le Pietre d’Inciampo sono il più vasto monumento antifascista in tutta l’Europa.

Alla fine delle nuove pose nel 2026 in provincia di Reggio le Pietre saranno 149 in 27 Comuni.

Chi era Francesco Grasselli?

Francesco Grasselli nasce il 1° settembre 1910 a Montericco. È il primogenito di Giacomo Grasselli e Teresa Valenti. La sua è una famiglia contadina. Il padre lavora come bracciante nel podere Palazzina, che oggi si trova in via Filippo Re.

Pur avendo famiglia, Giacomo Grasselli viene arruolato nella Prima guerra mondiale e impiegato nelle operazioni nella zona del monte Sabotino. Parte lasciando a casa la moglie e quattro figli: Francesco; Ezio, nato nel 1910; Giuseppina, nata nel 1913; Guerrino, nato nel 1915, che muore all’età di otto anni. Giacomo rientra dalla guerra e successivamente ha altri due figli: Alberta, nata nel 1919, e Guerrino, nato nel 1925.

Francesco Grasselli

Nel 1941 Francesco sposa Silvia Rinaldi, dalla quale ha un figlio, Franco.

Con l’inizio della Seconda guerra mondiale viene chiamato a svolgere il servizio militare. Il 15 settembre 1943, all’età di 33 anni, viene catturato a Fiume (oggi Rijeka, in Croazia).

Successivamente viene caricato su una tradotta, più simile a un carro bestiame che a un treno passeggeri, e deportato a Berlino, in Germania. Durante il viaggio, che all’epoca può durare diversi giorni, il treno fa una sosta a Conegliano il 21 settembre. In quell’occasione Francesco riesce a consegnare a una donna, recatasi in stazione per offrire cibo ai deportati, un biglietto con l’indirizzo della sua famiglia, chiedendole di avvisare i suoi parenti del suo arresto. La famiglia viene così a conoscenza della sua sorte.

Come molti soldati italiani, Francesco viene detenuto in un campo di prigionia perché rifiuta di tornare in Italia a combattere per la Repubblica Sociale Italiana. Le condizioni di vita nei campi sono molto dure e Francesco si ammala di polmonite. Muore il 1° gennaio 1944 nell’ospedale da campo 119 di Berlino. Il funerale si tiene il 20 gennaio ed è celebrato da don Vittorio Gloniani. Il corpo viene sepolto nel cimitero militare di Doberitz–Elsgrund.

Alla sua morte lascia i genitori, la moglie Silvia e il figlio Franco, di un anno e mezzo, oltre a due fratelli e due sorelle: Ezio, soldato disperso in Grecia, che riesce a tornare a casa alla fine della guerra ma muore poco dopo i quarant’anni; Guerrino, soldato di leva, che riesce a sfuggire alla cattura dei tedeschi nel Veronese e a rientrare a casa camminando di notte e nascondendosi di giorno; Giuseppina e Alberta. Lascia anche il cognato Silvio Benassi, marito di Alberta, fatto prigioniero dagli americani in Sicilia, poi deportato in Algeria e rientrato a casa nel settembre 1945, e i nipoti Savino, figlio di Ezio, e Remo, figlio di Alberta.

Tra il 1955 e il 1957 viene creato il Cimitero italiano d’onore nella foresta di Zehlendorf, a Berlino, in seguito ad accordi tra Italia e Germania e su iniziativa di don Luigi Fraccari, sacerdote italiano in missione in Germania. Il cimitero viene inaugurato il 21 dicembre 1958 e successivamente sistemato nel 1995 e nel 2009. Si tratta di un’area di 6.540 metri quadrati, nella quale sono sepolti più di 1.000 soldati italiani provenienti da oltre settanta cimiteri.

Anche i resti di Francesco Grasselli, esumati dal cimitero di Doberitz, sono oggi sepolti nel cimitero di Zehlendorf.

Il 22 aprile 2023 una delegazione di Albinea, composta tra gli altri dall’allora sindaco Nico Giberti e dal presidente della Pro Loco Corrado Ferrari, depone una corona di fiori sulla lapide di Francesco Grasselli nel cimitero di Zehlendorf.