In questa pagina alleghiamo il volume scritto da Amos Conti, Corrado Ferrari e Marco Barbieri, che narra in particolare tre eventi bellici che riguardano le aviazioni nemiche che si affrontavano sui cieli di Albinea negli ultimi due anni della Seconda Guerra Mondiale. Il racconto è corredato da numerosi documenti derivanti da un’accurata ricerca storica e un minuzioso utilizzo delle fonti.
In particolare i tre eventi più approfonditi sono datati 12 maggio 1944, 10 novembre 1944 e 22 aprile 1945.
Prefazione
A cura della sindaca di Albinea Roberta Ibattici
Tra le tante storie legate alla Seconda Guerra Mondiale, che hanno caratterizzato il nostro territorio, quella che leggerete in questo volume è rimasta nell’ombra per molti anni.
L’assalto del commando alleato al quartier generale tedesco di Villa Rossi e Villa Calvi è stato certamente l’evento bellico principale avvenuto ad Albinea, sia per la portata dell’attacco, che per le sue conseguenze sull’evolversi del conflitto, ma non dobbiamo mai dimenticare che l’inferno della guerra non è fatto solo di grandi operazioni militari.
In quel groviglio di tragedie infatti si sono intrecciate le esistenze di milioni di uomini: di persone come noi che avevano famiglia, sogni, desideri e ideali. Molti di loro non sarebbero mai tornati a casa. Altri, i più fortunati, avrebbero riabbracciato il loro cari, anche se negli occhi e nella mente non sarebbero mai riusciti a cancellare l’orrore nel quale erano stati immersi.
La storia che di cui si parla nel libro è principalmente quella di due piloti: Richard Cooley e Aurelio Morandi. I due ragazzi avevano quasi la stessa età quando si trovarono insieme nei cieli sopra Albinea. Avevano anche la stessa passione per il volo e, nei loro cuori, era ben salda l’idea di combattere per la causa giusta. Nonostante sappiamo benissimo che c’era chi lottava per la libertà e chi invece per conservare un regime dittatoriale e assassino, nel libro i due ragazzi non vengono giudicati per le loro idee.
La ricostruzione storica delle loro vite e delle loro vicende belliche si concentra sul combattimento aereo sopra Albinea e sulla loro tragica fine, senza giudicarli. Discorso differente viene fatto per il contesto storico nel quale i due vivevano, nel quale gli alleati erano schierati dalla parte giusta della storia, a differenza dei repubblichini e dei soldati tedeschi.
La vicenda è stata ricostruita grazie al lavoro e alla ricerca, in primis, di un amico del nostro Comune: Matteo Incerti, scomparso improvvisamente all’età di 51 anni. Fu lui tra i primi a parlare di quel bombardiere con due code che cadde in una valle accanto a via Poiano il 12 maggio del 1944 e della madre del pilota Richard Cooley che, conclusa la guerra, venne dagli Usa ad Albinea per vedere il luogo in cui il figlio aveva perso la vita. Una volta lì piantò alcuni bulbi di tulipano in memoria del suo ragazzo. Da questo gesto, insieme alla famiglia di Matteo, abbiamo dato vita, il 30 novembre del 2022, al “Cammino dei tulipani”, che ogni inverno tinge di colori due chilometri su via Poiano.
Tornando al libro, che espone fatti ben documentati e corredati da molti documenti, un ringraziamento va agli autori: Amos Conti e Corrado Ferrari. Grazie al loro prezioso lavoro di ricerca le pagine che avete tra le mani ricostruiscono un passato che altrimenti sarebbe rimasto sepolto e sconosciuto. Grazie anche a Marco Barbieri per l’editing dell’intero testo. E per finire grazie alla famiglia di Matteo, che contribuisce a rendere il Cammino dei tulipani sempre più bello ogni anno.
Una piccola nota a margine: non c’era nessuna foto di Richard Cooley. Un vuoto che forse aveva la capacità di rendere la sua storia ancora più universale: come lui tantissimi piloti alleati a noi sconosciuti hanno perso la vita sui cieli d’Italia e di Europa. D’altra parte però il fatto che questo ragazzo non avesse volto era per me un assillo. Dopo ricerche infinite, e grazie a una buona dose di testardaggine, sono riuscita a trovare una sua piccola foto nel suo annuario scolastico. Ohio, anno 1935. Scuola superiore. Richard a 17 anni. Gli occhi sorridenti. È stato un momento emozionante.
Introduzione
Una giornata di guerra come tante, quel 12 maggio 1944, ma dal cielo coperto di nubi delle colline albinetane, che declinano verso Vezzano e Quattro Castella, un aereo da combattimento alleato si schianta al suolo. Il pilota muore. Incidente o abbattimento da parte nemica?
L’interrogativo è presto risolto. Il racconto di qualche testimone, seppure approssimativo e le esigenze della propaganda del regime, portano rapidamente a propendere per l’abbattimento da parte di un aereo da caccia dell’Aeronautica Nazionale Repubblicana.
A distanza di ottant’anni, dopo che variamente si è detto e scritto sull’evento, ha ancora un senso rievocare quello che appare né più né meno che un ordinario fatto di guerra, per un territorio teatro di ben più rilevanti scontri bellici e fatti connessi alla guerra allora in corso?
L’occasione di una rilettura approfondita di tutti i particolari dell’evento e un deciso impulso dell’Amministrazione comunale, ci hanno però convinto dell’opportunità di proporre una versione integrale e più circostanziata di una vera e propria storia, grazie a nuove informazioni acquisite e a una più profonda analisi sugli aspetti umani della vicenda, che coinvolge due protagonisti: l’aviatore americano deceduto e il suo “carnefice” italiano. Nemmeno lui infatti scamperà a uguale sorte.
Più che mai opportune ci sono sembrate, proprio al momento attuale, anche alcune riflessioni tra storia e morale in tema di guerra, dei suoi protagonisti grandi e piccoli, delle sue tragiche ricadute sui civili e sulle comunità locali, dei danni materiali e morali prodotti sulle popolazioni coinvolte.
Chi erano i protagonisti di questa storia? Due ragazzi, attratti dalla voglia di volare e, loro malgrado, divenuti aviatori militari, soldati quindi, spediti in guerra a combattere un nemico, a distruggere, a uccidere, rischiando a loro volta di essere uccisi, di perdere la propria vita, vittime della guerra in senso proprio, indipendentemente dallo schieramento di appartenenza.
Pure vittime, in senso morale, di chi quella guerra ha voluto, deciso, imposto con l’azione per qualcuno dei tanti fini delle tante guerre che conosciamo: delirio di onnipotenza di uomini al potere, aspettative di conquista, dominio e sottomissione altrui, arricchimento economico, sterminio.
Nel crogiolo infernale della Seconda Guerra mondiale (1939-1945) i nostri due eroi, indossando divise di colore diverso, in esecuzione di missioni di attacco, giunsero casualmente a un contatto ravvicinato, che comunque imponeva a ciascuno una sola drammatica scelta, l’eliminazione dell’altro.
La tragica vicenda bellica mondiale ancora in pieno corso, accomunò i due ragazzi nella loro violenta conclusione. L’uno cadde per mano dell’altro, che a sua volta morirà per mano dei compagni d’arma del primo. La metafora della guerra in questo si compì.
Ognuno di loro avrebbe certamente preferito incontrare l’altro da amico ed esibirsi sfidandolo in evoluzioni acrobatiche sui loro aerei, in una delle tante Giornate dell’aria organizzate in tempo di pace, in qualcuno dei tanti campi d’aviazione, che però erano stati convertiti, in ogni paese, in basi della guerra aerea.
Ma quali potevano essere i loro sentimenti profondi, immersi nel clima della guerra? Come ogni altro soldato, anche loro due subirono certamente l’immanente oppressione della paura, del pensiero della morte, di non rivedere la propria famiglia o di subire drammatiche menomazioni. Solo la convinzione in buona fede di combattere dalla parte giusta, comunque senza possibilità di esimersi, poteva in una certa misura attutire i cupi presagi che inevitabilmente si affacciavano alla loro mente a ogni missione.
Detto questo, la buona fede di ognuno dei nostri protagonisti non ci pare discutibile. Così vale per l’aviatore americano cresciuto in una società libera e convinto sul giusto obiettivo politico e militare del suo Paese, volto a sconfiggere una volontà avversa di dominio planetario e oppressione di popoli.
Anche l’aviatore italiano non poteva che essere convinto di combattere dalla “parte giusta”. Egli era cresciuto e si era formato in un regime che aveva inculcato nelle nuove generazioni sentimenti di superiorità materiale, di razza e di pensiero, voglia di vendicare torti subiti dalla Nazione, veri o presunti. La sua educazione era avvenuta in ambienti ristretti, nel pensiero unico proposto da maestri e comandanti militari, percepiti come indiscusse guide morali e quindi non poteva che essere convinto di stare dalla parte giusta, di lottare e tutto rischiare per una causa giusta.
Ma allo storico snodo dell’Armistizio con gli Alleati, 8 settembre 1943, non fu certo facile per tanti giovani italiani scegliere.
Un momento, quello della scelta, che segnò lo spartiacque, che nell’Italia occupata dai tedeschi impose a molti una drammatica scelta: continuità nella guerra di aggressione a fianco della Germania, o riscatto per la riconquista delle libertà.
In questo frangente, seppure già duramente provata, anche la popolazione fu coinvolta e visse con ambiguità gli attacchi aerei alleati, pur comprendendone le ragioni oggettive. Con realismo, molti riconobbero la responsabilità dell’Italia fascista nell’aver portato in Europa e in Africa quella guerra, che però ci era ritornata in casa. Restava poco spazio ormai per l’indifferenza di fronte agli eventi.
Questi sentimenti si tradussero concretamente nell’aiuto agli aviatori alleati abbattuti, ma salvi a terra, che erano nemici criminali a detta del regime. Nonostante i rischi di mortali ritorsioni da parte dell’Esercito tedesco1, la popolazione e la Resistenza collaborarono al loro salvataggio e all’occultamento, oltre che alla degna sepoltura di quelli deceduti. Troveremo nel seguito del racconto esempi concreti di questa cooperazione, proprio nel nostro territorio.
In conclusione quindi, meritevole e opportuna ci è sembrata l’iniziativa commemorativa ideata dall’Amministrazione comunale a ricordo di Richard Cooley, a ottant’anni dalla sua scomparsa.
Cooley fu l’ennesima vittima di quell’insensata guerra, superando infine il discrimine amico/nemico, con rispetto anche per l’umana vicenda del suo nemico Aurelio Morandi.
Infine, ci è parsa opportuna anche una dettagliata ricostruzione degli altri due eventi bellici “aeronautici” che ebbero lo stesso epilogo nel territorio di Albinea: eventi non trascurabili per le dimensioni dei velivoli caduti e in particolare per il rilevante numero di persone coinvolte tra aviatori alleati atterrati, cittadini del luogo e resistenti. Dimostrazione viva di un’efficace cooperazione non episodica.
Per non dimenticare, per tener vivo il monito intrinseco che questa storia può rappresentare per le nuove generazioni, perché della memoria degli eventi e, in special modo dei caduti di tutte le guerre, non resti solo una traccia numerica in una tragica contabilità di morte sui libri di storia.
