A partire dal 2027 la rassegna culturale Primavera di Donne, che da oltre 20 anni il Comune di Albinea organizza e dedica al valore, al talento e alla tenacia delle donne, sarà dedicata a Marta Marzotto. E lo sarà non solo nel nome, ma anche nella grafica, grazie all’artista Marco Lodola, che ha realizzato tre coloratissimi ritratti dedicati alla contessa originaria di Borzano.
Il progetto artistico e culturale, nato grazie all’idea della responsabile della biblioteca Pablo Neruda, Federica Franceschini e degli assessori Jessica Guidetti (Pari opportunità) e Giacomo Mazzali (Cultura) è stato presentato ieri sera in una sala civica gremita e resa ancor più speciale dalla presenza dell’imprenditore Matteo Marzotto, con la sua compagna Nora Shkreli, quinto figlio di Marta e Presidente del Gruppo MinervaHub SpA.
Così il Comune di Albinea ha voluto celebrare la sua illustre concittadina, che non ha mai fatto segreto delle sue umili origini dalle campagne emiliane e anzi le ha sempre ricordate con orgoglio.
L’idea è stata commissionare un ritratto della Contessa al maestro Lodola che, affiancato alla frase della Marzotto “Umile sempre, modesta mai”, diventasse l’immagine guida della Rassegna, il cui spirito è rappresentato in pieno dalla vivacità, la forza e l’intraprendenza della Marzotto stessa.
L’artista, che ha conosciuto la contessa, ha aderito con entusiasmo al progetto, e si è superato realizzando tre magnifici ritratti. Lodola ha inoltre omaggiato il Comune di una delle sue celebri sculture intitolata “Marta luminosa”, realizzata in plexiglass colorato e retroilluminato nel suo tipico stile pop, che sarà esposta in modo permanente, insieme ai tre disegni originali, presso la biblioteca.
L’Amministrazione ha scelto Lodola per il suo linguaggio artistico, vivace, colorato. Le sue opere sono un’esplosione di vitalità, combinando elementi della pop art con una forte espressività, aspetti che riconducono immediatamente alla personalità esuberante e gioiosa di Marta Marzotto.
La serata è iniziata con i saluti e i ringraziamenti della sindaca di Albinea Roberta Ibattici e dell’assessora Guidetti. L’introduzione è stata affidata all’assessore Mazzali, mentre il progetto è stato presentato da Federica Franceschini. Il tutto magistralmente moderato dalla consigliera comunale Chiara Codeluppi.
Al termine ha preso la parola Matteo Marzotto che, oltre ai ringraziamenti e all’apprezzamento sia per le opere di Lodola, che per il progetto, ha ricordato alcuni tratti della madre, che hanno permesso ai presenti di conoscere un lato più intimo di Marta Marzotto.
“Era la classica mamma reggiana testa quadra che difendeva i suoi figli con tutta la forza che aveva – ha spiegato il figlio – A noi ha sempre dato un amore esagerato e incondizionato, oltre a tanta libertà. Ha sempre vestito i panni dell’umiltà in modo trasparente, senza vergognarsi o nascondere le sue origini ed è sempre rimasta fieramente una figlia del popolo, che mangiava la vita e ironizzava sul fatto che la chiamassero “contessa”. Aveva assaggiato la fame, le zanzare, la guerra e la risaia e questo è stato determinante per farla diventare quello che è stata. Era una donna libera, ma anche fragile, anche se non sembrava, ed era capace di guardare sempre avanti con ottimismo e con il sorriso. Ha saputo fare della sua fragilità un punto di forza nelle sue relazioni con gli altri e ha anticipato i tempi su molti temi. E’ stata un’innovatrice, che parlava di libertà e di diritti delle donne quando ancora non erano in tanti a farlo. Mettere “la persona al centro” era un concetto che le era caro e che anche oggi mi guida nella quotidianità”.
Il racconto di Matteo Marzotto ha disegnato un profilo inedito della madre in cui l’infanzia e l’adolescenza, vissute tra Borzano e Mortara di Pavia, hanno giocato un ruolo fondamentale: “Io stesso posso definirmi per metà una testa quadra perché le mie radici parlano reggiano e ne sono fiero. Sono cresciuto con nonna Alma – ha spiegato l’imprenditore – Nella mia educazione, quando ero bambino, c’è stata tanta reggianità. E anche da uomo adulto mia madre mi è stata sempre vicina, sostenendomi nella difficoltà e nelle vittorie. In tanti l’hanno definita una stilista, anche se lei non lo era nel vero senso del termine. Era però una donna con un gusto sopraffino, una grandissima conoscenza dei tessuti e dei modelli e un intuito straordinario per gli affari”, ha detto Marzotto ricordando la storia del maglione di cashmere che la Standa offriva a 120mila lire alla fine degli anni ’80; in un periodo cioè in cui il cashmere era un bene di lusso assoluto, accessibile solo nelle boutique d’alta gamma. “Fu mia madre ad andare direttamente in Cina e a scovare un rivenditore che, tramite Hong Kong, poteva far arrivare in Italia capi di buona qualità a costi non esagerati. Ne acquistarono 160mila che alla Standa vendettero in un fine settimana… Il tutto senza saper parlare una parola di inglese – ha concluso Matteo – Quello fu un momento di rottura fondamentale nella storia della moda italiana che contribuì alla nascita della democratizzazione del lusso nei primi anni ’90”.
MARTA MARZOTTO
(Albinea, 24 febbraio 1931 – Milano, 29 luglio 2016)
Marta è nata a Borzano di Albinea il 24 febbraio del 1931, in quella che allora si chiamava Strada Valle al n. 224 (ora via Motti). Sua madre, Alma Spadoni, che viveva coi fratelli mezzadri nel podere della famiglia Prati, rimase incinta a 27 anni di Guerrino Vacondio, che di anni ne aveva 21. Guerrino, detto Terzo, dal nome del padre, alto e bello, era di Borzano e si era presentato nell’aia degli Spadoni come bracciante. I due, dopo alcune vicissitudini, si sposarono in chiesa a Borzano il 29 agosto del 1931, pochi mesi dopo la nascita della figlia Marta e andarono ad abitare in una casetta posta nel borgo vecchio di Borzano, lungo la stradina che ancora oggi finisce nel vicino torrente Lodola. Ma in quel luogo restarono poco, perché nel novembre del 1933 si trasferirono a Mortara di Pavia, dove Guerrino trovò lavoro come manovale per le ferrovie e Alma fu ingaggiata come mondina, mestiere al quale ben presto fu avviata anche Marta. Successivamente Marta trovò lavoro come apprendista sarta e in seguito come modella presso la sartoria delle sorelle Aguzzi, di Milano. Sfilò anche come mannequin presso l’atelier di alta moda dello stilista Vincenzo Ferdinandi a Roma e posò per la famosa rivista Marie Claire.
Giovane, radiosa, dotata di una raffinata eleganza, Marta catturò l’attenzione del conte Umberto Marzotto nel 1952, durante una sfilata all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia. Per Umberto fu amore a prima vista e per Marta una favola che si avverava. “Era il principe azzurro. Umberto arrivò come l’angelo salvatore. Aveva tutto quello che una ragazza può sognare: biondo, occhi azzurri, intelligente, colto, sportivo. Un nobile. L’uomo dei sogni”, disse Marta parlando del marito.
Di nascosto a tutti, una mattina del 18 dicembre 1954, nella chiesa del Santo Sepolcro a Milano, Marta ed Umberto si sposarono ed ebbero cinque figli: Paola, Annalisa, Vittorio Emanuele, Maria Diamante e Matteo. Marta trascorse anni in cadenzata routine borghese, ma il bisogno di libertà prese il sopravvento: voleva conoscere, vedere ed esplorare. Nel 1967 Marta conobbe Renato Guttuso e rimase colpita da un suo quadro, Guttuso da lei. A poco a poco la loro relazione crebbe parallela alle loro storie ufficiali. Entrambi erano sposati ed il divorzio era lontano a venire. L’incontro con Guttuso alimentò in lei il desiderio di ampliare i confini del suo mondo, ricco di privilegi ma povero di slanci. Fu così che nel 1973 si trasferì a Roma affermandosi come la regina dei salotti mondani.
Le piaceva ricevere, e nella sua casa passavano i suoi amici che, casualmente, erano anche persone importanti. Non vi era nulla di intenzionale in quello che faceva, ma tutto dipendeva da lei, dall’energia che sapeva emanare e catalizzare. In questo modo delle semplici chiacchierate fra conoscenti divennero gli incontri più attesi della città.
A Roma Marta affinò le sue doti estetiche, diventando la mecenate degli esponenti dell’Arte Povera: acquistò numerose opere e grazie a lei questo movimento poté affermarsi come voce d’avanguardia. Seguirono anni molto duri per la contessa con la tragica morte della figlia Annalisa a soli 32 anni e il divorzio dal marito. Fu così che si traferì a Milano dove fece la stilista, si dedicò alle opere di beneficenza, alla salvaguardia di opere d’arte e combatté numerose battaglie umanitarie, senza risparmiarsi.
Il 29 luglio 2016, dopo una breve malattia, Marta Marzotto si spense all’età di ottantacinque anni. Se ne andò senza clamore, lasciando l’eredità di uno stile senza tempo.
L’ARTISTA – MARCO LODOLA
Marco Lodola, nato a Dorno nel 1955, è uno degli artisti italiani contemporanei che più ha saputo rinnovare il rapporto tra arte, luce e cultura popolare. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e Milano, sviluppa a partire dagli anni Ottanta un linguaggio personale, fortemente riconoscibile, nel quale confluiscono la Pop Art e l’eredità del Futurismo. La sua ricerca si concentra soprattutto sul dinamismo, sulla vitalità e sulla capacità dell’immagine di comunicare emozioni immediate.
Nelle sue opere le figure umane sono ridotte a forme essenziali e stilizzate: ballerini, musicisti, ciclisti e personaggi dello spettacolo sembrano quasi bloccati in un istante di movimento. Le linee fluide e sinuose guidano lo sguardo e danno alle composizioni un ritmo continuo, mentre l’assenza di dettagli realistici rende i soggetti immediatamente riconoscibili e al contempo universali. Il colore assume un ruolo fondamentale: tonalità accese, colori primari e sfumature fluorescenti trasformano le figure in presenze vivaci, trasmettendo energia, gioia ed esuberanza.
Un elemento distintivo del suo linguaggio è inoltre l’impiego della luce, soprattutto attraverso il neon. La luce non è semplicemente decorativa, ma diventa parte integrante dell’opera, modificandone la percezione e conferendo alle figure una dimensione quasi scenografica. In questo modo Lodola supera il confine tradizionale tra pittura e scultura e crea opere che sembrano appartenere contemporaneamente all’arte, al design e all’immaginario della cultura pop.
Opere come Jukebox e Ballerina, così come i ritratti di icone come Marilyn Monroe, Elvis Presley e David Bowie, mostrano la sua capacità di trasformare figure della cultura popolare in immagini luminose, dinamiche e contemporanee. Il risultato è un linguaggio immediato e gioioso, capace di unire nostalgia e modernità e di coinvolgere lo spettatore attraverso la forza espressiva del colore, della forma e della luce.
Lodola ha collaborato con importanti marchi come Swatch e Coca-Cola e ha esposto in prestigiose sedi internazionali.
La sua arte è stata anche protagonista di eventi culturali significativi, come il Festival di Sanremo, dove le sue opere hanno arricchito scenografie per spettacoli e concerti.















