Rubrica mensile in dialèt arşân – Settembre 2026

Il Comune di Albinea e il gruppo di cultori e studiosi Léngua Mèdra Rèş e la nôstra léngua arşâna propongono una volta al mese un approfondimento sulla nostra straordinaria lingua madre, il dialetto reggiano!

Non perdetevi questo appuntamento, alla scoperta del significato di espressioni, modi di dire, proverbi e molto altro!

Per questo mese proponiamo

𝗟𝗶𝗻𝗴𝘂𝗲 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗹𝗶: 𝘂𝗻 𝗽𝗮𝘁𝗿𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼 𝘃𝗶𝘃𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮 𝗹’𝗘𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮

Questo mese presentiamo la nuova pagina del sito di Léngua Mèdra “Mededicata ai vocabolari delle varianti emiliane”. Sono tantissimi, più di quanti ci si aspetti: quasi ogni comune praticamente ha il suo, anche se i confini linguistici non coincidono sempre con quelli politici. Questo dimostra quanto l’identità linguistica sia ancora sentita e radicata.

Tutte queste varianti, diverse ma imparentate, formano insieme un unico sistema linguistico, cioè una grande lingua naturale che comprende tutte le sue forme locali. Una lingua naturale è una lingua nata spontaneamente dall’evoluzione del parlato, senza decisioni politiche o accademiche: esattamente come l’emiliano, che l’UNESCO ha già riconosciuto come lingua vera e propria, con tanto di codice ISO (ISO 639-3 EGL). Oggi diversi movimenti – tra cui la nuova associazione CLIRD, impegnata nella tutela dei diritti linguistici – dialogano con le istituzioni per ottenere anche il riconoscimento ufficiale da parte dello Stato Italiano, al pari di ladino, sardo e friulano. L’emiliano non è solo: in Italia ci sono altre otto lingue nelle stesse condizioni.

Sfogliando i vocabolari si nota subito che non esiste uno standard scritto condiviso. Ogni autore ha scelto soluzioni grafiche diverse, spesso basate sull’italiano. È un po’ come se scrivessimo il francese come “fransè” o l’inglese come “inglisc”: lo capiamo noi italiani, ma non è lo standard specifico per la loro lingua.

Nell’emiliano manca uno standard scritto condiviso che permetta a tutti di pronunciare secondo le proprie abitudini locali. Questo però non toglie nulla alla dignità della lingua. L’emiliano funziona come tutte le lingue del mondo: cambia da zona a zona, da generazione a generazione, da contesto a contesto. Proprio come l’italiano che parliamo ogni giorno, che non è identico da Torino a Palermo e varia anche per età, ambiente sociale e abitudini.

Le lingue locali sono precise e ricchissime quando si parla di famiglia, vita quotidiana, tradizioni, lavoro. Se si passa a temi tecnici moderni, possono avere qualche lacuna e ricorrere a prestiti dall’italiano, che oggi è la lingua ponte comune. Ma non è diverso da ciò che fa l’italiano stesso, che per i concetti più contemporanei prende in prestito parole dall’inglese.

Dobbiamo dedurre che l’italiano stia diventando un dialetto? Ovviamente no: è semplicemente così che funzionano tutte le lingue vive.

L’obiettivo di questa iniziativa è ricordare che le lingue locali non sono “lingue degli ignoranti”, ma strumenti complessi, espressivi e profondamente legati alla storia delle comunità e hanno alle spalle tanta tradizione e cultura. I vocabolari che presentiamo sono una testimonianza preziosa di questa ricchezza: un mosaico di parole che raccontano l’Emilia meglio di qualsiasi manuale.

La pagina di Léngua Mêdra a cui collega il link di questo articolo è una pagina in continua evoluzione. Abbiamo raccolto un considerevole numero di dizionari custoditi negli archivi e nelle biblioteche della regione, ma sicuramente ne esistono altri che dovremo aggiungere. E altri ancora potrebbero nascere, perché malgrado il destino prospettato da alcuni i nostri dialetti sono ancora vivi. Anche le varianti già documentate potrebbero presentare aggiornamenti che comprendono neologismi o cambiamenti nell’utilizzo, tipici di ogni lingua.

Per consultare l’elenco dei Vocabolari delle Lingue Locali dell’Emilia seguire questo https://lenguamedra.it/vocabolari-dei-dialetti-emiliani/

Stê bèin e pó grâsia