Rubrica mensile in dialèt arşân – Marzo 2026

Il Comune di Albinea e il gruppo di cultori e studiosi Léngua Mèdra Rèş e la nôstra léngua arşâna propongono una volta al mese un approfondimento sulla nostra straordinaria lingua madre, il dialetto reggiano!

Non perdetevi questo appuntamento, alla scoperta del significato di espressioni, modi di dire, proverbi e molto altro!

👉Il 21 marzo, inizio della primavera, sarà anche la Giornata Mondiale della Poesia, indetta dall’UNESCO.

A maggio conosceremo gli esiti del decimo concorso “Premio di poesia “Amos Bonacini ” nel quale è presente una sezione “Traduzioni in dialetto di poesie memorabili – Premio “Paolo Gibertini”, un momento che unisce gioco, memoria, identità e creatività.

Luminose pagine sulla poesia sono state scritte da Paolo di Paolo, scrittore e conduttore di programmi culturali, nell’opera Rimembri ancora. Perché amare da grandi le poesie imparate a scuola (Il Mulino, 2024). L’autore ricorda come la poesia non abbia un compito pratico, non serva a nulla in senso stretto, e proprio per questo resti una delle forme d’arte più libere. Riprende anche le parole di Montale, che al Nobel osservò come per fare poesia bastino un foglio e una matita: un gesto semplice, alla portata di chiunque.

“Forse – suggerisce di Paolo – la poesia è il modo più diretto che abbiamo per ricordarci che siamo vivi. Una verità che sembra ovvia, ma che spesso dimentichiamo. Le parole, quando le usiamo troppo o male, si consumano. Non scadono, ma perdono peso, smettono di brillare. Diventano routine. Per tornare a essere incisive hanno bisogno di una ricarica, di ritrovare energia.

E non esiste strumento migliore della poesia per restituire alle parole la loro forza originaria. La releghiamo ai ricordi scolastici, la evitiamo per timore o distrazione, convinti che sia difficile. Eppure, basta incontrare pochi versi giusti per capire che non è così. Il ritmo, gli a capo, il dialogo con il bianco della pagina, il silenzio che circonda le parole: tutto contribuisce a sottrarre il linguaggio alla sua usura quotidiana. Così i vocaboli tornano a vibrare, come in una preghiera laica, una canzone senza musica, un sussurro o un grido”.

E allora lasciamo che siano i versi – come quelli del poeta giapponese Shuntarō Tanikawa – a ricordarci cosa significa essere vivi: una sequenza di immagini semplicissime, che diventano intense proprio perché nominate con cura, come una piccola “armes-ciânsa” di cose belle che brillano nel quotidiano. Naturalmente, nella nostra amata léngua mêdra!

Èser vîv

Èser vîv
èser vîv adès
a vōl dîr avèir sèj
èser imbarbajê dal sōl da mèş a j êlber
arcurdêr d’ impruvîş na meludéia
stranudêr
tgnîret per mân
èser vîv
èser vîv adès
a vōl dîr mini gòna
un planetâri
Johann Strauss
Picasso
a l j Êlpi
a vōl dîr imbâtres in tóti al côşi bèli
e pó
èser atèint e fêr còuntra al mêl che lé
as lōga
èser vîv
èser vîv adès
a vōl diîr prèir piânşer
prèir réder
prèir rabîres
a vōl dîr libertê
èser vîv
èser vîv adès
a vōl dîr un cân ch al bâja a la luntâna adès
la tèra ch l ē drê girêr adès
da na quêlch pêrta al prém ovèe ch as lēva adès
da na quêlch pêrta un suldê frî adès
l ē na şberlânşa ch la şdindôla adès
l ē l’ōra ch la pâsa adès
èser vîv
èser vîv adès
a vōl dîr un fról d êli d uşē
a vōl dîr l arbòmb dal mêr
al lèint andêr d na lumêga
a vōl dîr gînta ch a gh piêş
al caldèin dla to mân
a vōl dîr véta.

Shuntarō Tanikawa (1931–2024) è stato il volto della poesia moderna giapponese. È considerato uno dei poeti più amati e influenti della letteratura contemporanea, capace di spaziare dal profondo misticismo alla semplicità più disarmante.

La poesia Essere vivi (1971) è pubblicata in Poeti giapponesi (Einaudi, 2020), a cura di M. T. Orsi e A. Clementi degli Albizzi.

Stê bèin e pó grâsia