“La mafia sulle rive del Po – Aemilia 220” il 17 febbraio in sala civica con il giudice Andrea Rat e il giornalista Paolo Bonacini

Si intitola “La cultura della legalità. La giustizia e il bene comune” l’incontro pubblico in programma martedì 17 febbraio, alle ore 20.30, nella sala civica di via Morandi 9.

Verrà prima proiettato il docufilm  “La mafia sulle rive del Po, Aemilia 220” e poi, dopo il saluto della sindaca Roberta Ibattici, ci sarà un dialogo tra il giornalista Paolo Bonacini e il magistrato e giudice del processo Aemilia Andrea Rat.

Il docufilm racconta l’espansione della ‘ndrangheta in Emilia-Romagna, una regione considerata fino a pochi anni fa immune da infiltrazioni mafiose. I fatti sono descritti per la prima volta in modo sistematico e cinematografico Claudio Canepari e Giuseppe Ghinami in questa docufiction coprodotta da Rai Fiction – Fidelio con il sostegno della Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission.

L’obiettivo dei registi non è solo informare, ma scuotere: mostrare cioè come l’infiltrazione mafiosa non sia un fenomeno confinato al Sud, ma un sistema ramificato, che ha saputo insinuarsi nella quotidianità delle città emiliane, mimetizzandosi tra aziende, appalti e relazioni sociali. L’intento è stato restituire la complessità di questa vicenda, senza semplificazioni, ma con la consapevolezza che la chiarezza è un atto politico.

Al centro del racconto c’è Aemilia, il più grande processo di mafia mai celebrato nel Nord Italia, con 220 arresti, un’aula bunker costruita appositamente a Reggio Emilia e centinaia di intercettazioni audio e video che svelano una criminalità mutata: non più pizzo e lupara, ma giacca e cravatta, con legami trasversali. Attraverso interviste a investigatori, magistrati, giornalisti e grazie a una ricostruzione immersiva la docufiction trasforma le carte processuali in un thriller civile capace di scuotere le coscienze, anche attraverso documenti d’archivio inediti, intercettazioni e testimonianze dirette.

Nel cast, Fabio Melchionna è nel ruolo del boss della cosca di Cutro Romolo Villirillo; Savino Paparella interpreta Antonio Gualtieri, altro pezzo grosso della ‘ndrangheta emiliana; Cosimo Ribezzi è il boss Nicola Grande Aracri; Jessica Giuliani interpreta Roberta Tattini, la consulente bancaria e finanziaria al soldo della mafia emiliana. Paolo Bonacini e Giovanni Tizian sono le voci narranti.

Tra il 2000 e il 2010 una lunga scia di attentati, incendi dolosi e omicidi irrisolti attraversa l’Emilia-Romagna, senza che nessuno riesca davvero a spiegarsene il senso: a Brescello c’è un omicidio eseguito da killer vestiti da carabinieri; a Reggio, invece, una bomba esplode in un bar del centro e un’altra devasta l’Agenzia delle Entrate di Sassuolo. Quella che sembra solo una serie di episodi isolati è in realtà la punta dell’iceberg di una nuova mafia: la ‘ndrangheta 2.0. Un’organizzazione che ha abbandonato le armi per la strategia dell’infiltrazione: frode fiscale, falsa fatturazione, riciclaggio, smaltimento rifiuti, logistica, ciclo del cemento. Una criminalità che “fa più soldi con le fatture che con la droga”, come dichiarano i boss stessi, intercettati dagli inquirenti.

“Aemilia 220 – La Mafia sulle rive del Po” segue passo dopo passo le indagini avviate nel 2010 e culminate nel 2015 con il più imponente blitz antimafia del Nord: 220 arresti, una maxioperazione che coinvolge boss calabresi ma anche professionisti e imprenditori emiliani.

Questo appuntamento è organizzato da Comune e Associazione Diritti e Libertà.