Albinea archeologia

A cura del Gruppo Archeologico Albinetano “Paolo Magnani”

Una grande ricchezza di reperti archeologici, dalle più lontane età preistoriche all’età medievale,contraddistingue il territorio del comune di Albinea.
Risalgono a 350 – 400 mila anni fa le prime testimonianze della frequentazione delle colline pedappenniniche da parte di Homo ( Homo Sapiens Arcaico?): i suoi strumenti di lavoro e di caccia, tratti da rocce selciose locali, si rinvengono oggi frammisti alle ghiaie che antichi torrenti trascinarono a valle in un lontano periodo interglaciale; i millenni e la particolare acidità dei terreni hanno dissolto i loro resti, insieme a quelli dei grandi mammiferi da essi cacciati.


Manufatti in selce del territorio

Intorno a 80.000 anni fa è documentata l’occupazione del territorio da parte di gruppi di cacciatori appartenenti alla sottospecie detta di Neanderthal; un alto numero dei loro caratteristici manufatti si ritrova alla base degli strati di ” loess” (limi eolici ) accumulatisi durante le fasi più fredde dell’ultimo glaciale. E’ probabile che proprio l’avvento di un clima assai rigido, di proibitive condizioni ecologiche, inducendo profondi mutamenti nel paesaggio e nella fauna, abbia causato la fine del popolamento neanderthaliano.
Se molto incerte, allo stato attuale delle ricerche, sono le tracce della presenza dei primi Sapiens-sapiens del Paleolitico superiore, molto abbondanti sono invece quelle che lungo i numerosi torrenti che solcano il pedecolle hanno lasciato gli ultimi cacciatori, i Mesolitici. Particolarmente lungo il Rio Groppo – Lavacchiello ( zone peraltro già privilegiate in età più antiche) sono numerosi i resti dei loro campi-base, rappresentati da piccoli e raffinati strumenti di selce ( 9000 – 6000 anni fa). Cacciatori di piccola selvaggina, essi cedono poi il posto ai primi agricoltori, che si stanziano negli stessi luoghi, sui terreni coltivabili argillosi, in villaggi di capanne seminterrate. Albinea ha il vanto di aver dato origine agli studi sul Neolitico italiano, attraverso lo scavo scientifico operato da Gaetano Chierici, pioniere delll’archeologia preistorica nazionale, nella seconda metà dell’800, di villaggi posti lungo le rive del torrente Crostolo, tra le località di Botteghe e Rivaltella . Ma Albinea possiede anche uno dei più insigni monumenti italiani dell’età immediatamente successiva,quella eneolitica (circa 3000 a.C.): la grotta detta ” Tana della Mussina”, che si apre nei gessi.di Borzano in un paesaggio assai suggestivo, che ha conservato molto delle caratteristiche originarie.

Tana della Mussina

Detta grotta, è stata ritenuta dal Chierici la sede di sacrifici umani, è oggi considerata una grotta sepolcrale, in cui una comunità di agricoltori celebrava il rito della “ sepoltura secondaria” (crani e ossa lunghe dei defunti conservati nella grotta).


Il vastissimo popolamento attuato su tutta la pianura emiliana dal popolo delle “ terremare “ (età del bronzo media e recente, 1700-1200 a.C.) è rappresentato nel territorio albinetano dalla terramara di Noce di Borzano, sorta lungo il torrente Lodola: un villaggio di circa un ettaro di estensione, difeso da argine e fossato.
Un popolamento altrettanto vasto caratterizza il periodo romano: ai lati della antichissima via pedemontana (via Claudia, antecedente alla via Emilia) sorgevano fattorie e botteghe artigiane; sui colli, le “villae” dotate di “pars rustica” e “pars dominica”, alcune vaste e lussuose, con mosaici e pitture parietali.

 

Scavi archeologici

Da ultimo, l’archeologia medievale ha visto in primo piano il Castello di Borzano, posto su una rupe di gesso nella valle del torrente Lodola. Già dei Canossa e poi dei Manfredi, il maniero è oggi oggetto di indagini, allo scopo di chiarirne le oscure vicende.

Nel 1999 uno scavo sistematico, finanziato dalla Amministrazione Comunale e condotto dal Gruppo Archeologico ha portato alla scoperta di 23 tombe ricavate nel gesso, dietro l’abside della chiesa di S.Giovanni.


Tombe antropomorfe in corso  di scavo

Analisi al radiocarbonio sui resti umani rinvenuti nelle fosse hanno rivelato l’età altomedievale della necropoli, che si può ricondurre all’VIII° sec., sul finire del dominio longobardico in Italia.
Nel corso dell’anno 2002 sono iniziate nuove indagini nella zona a nord-ovest del castello di Borzano, alla base della rupe.
Sono stati rinvenuti numerosi frammenti di ceramiche che coprono un arco di tempo che va dal XIII al XVIII secolo.
Varia la tipologia: piatti, ciotole, albarelli, brocche, fiasche, vasellame da cucina.
L’attività dedicata alla ricomposizione di quanto ritrovato ha reso possibile la ricostruzione completa di alcuni pezzi e parziale di altri.
I pezzi restaurati si riferiscono soprattutto a ceramiche del XV e XVI secolo ingobbiate, graffite e dipinte tipiche dell’area padana.

Piatto: Scuola Ferrarese XV Secolo – Ciclo “dell’amor cortese”

ciotolone – piatto – fiasca
ingobbiati, graffiti, dipinti – sec. XV- XVI Castello di Borzano – Albinea- R.E.

Presente anche un notevole quantitativo di frammenti vitrei riconducibili a bicchieri e bottiglie, moltissime ossa di animali e conchiglie (cardium) da considerare come resti di pasti, monete provenienti da varie zecche italiane e alcune straniere.

Zecca di Parma- (1220-1250)- Grosso- Federico II (Ag)

Sono emersi anche resti di muri in pietra che delimitano vani di diverse dimensioni,  pertinenti il borgo rupestre di cui non si conosceva l’esistenza. Gli ambienti risultano realizzati a ridosso della rupe in gesso, sfruttando l “anfiteatro” creato da una più antica cava di gesso, di probabile origine romana.

Panoramica borgo rupestre

Tutta l’attività svolta è stata quindi presentata nel febbraio 2007, con la mostra dal titolo “Il Castello di Borzano  –  Vicende e trasformazioni di un insediamento fortificato dall’età pre-matildica al XVIII secolo presso i Civici Musei di Reggio Emilia e dal relativo catalogo (disponibile per gli interessati presso il GAA.)

 

E’ stata successivamente allestita  una mostra archeologico/didattica all’interno dei locali del Centro di Educazione Ambientale. L’esposizione è permanente, con pannelli esplicativi e vetrine dei materiali e illustra le tracce che l’uomo ha lasciato nel nostro territorio comunale a partire dalla Preistoria fino al Rinascimento

Allestimento CEA

 

Nella sede del Gruppo,  sono esposti i materiali recuperati nelle varie campagne di scavo.

Il Gruppo Archeologico Albinetano sta da alcuni anni attuando una metodica ricognizione archeologica del territorio, allo scopo di pervenire alla redazione di una nuova, aggiornata e approfondita carta archeologica, essenziale per la tutela del patrimonio culturale esistente nel Comune.

RIFERIMENTI

GRUPPO ARCHEOLOGICO ALBINETANO “PAOLO MAGNANI”

Il G.A.A. si riunisce sistematicamente il giovedì sera alle ore 21 nei locali del C.E.A. di Borzano (ex Scuole Medie Via Chierici, 2 – Borzano di Albinea – Reggio Emilia). I nuovi soci devono sottoscrivere una dichiarazione di impegno a rispettare le leggi vigenti e lo Statuto dell’Associazione. La quota sociale è di 20 €.

CONTATTI

archeo.albinea@libero.it

Tel 328 9463363 Gabriella Gandolfi – gabriellagandolfi@libero.it
Tel 329 4333332 Isa Montanari – isamont@alice.it

Per maggiori informazioni visita: http://www.castellodiborzano.it/ – pagina Facebook